percorsi formativi

La mia esperienza di docente “itinerante”, ovvero precario da più di 15 anni e quindi costretto a cambire istituto quasi ogni anno, mi ha portato ad avere un’idea abbastanza precisa sul rapporto che lega gli insegnanti nell’esercizio delle loro attività e la tecnologia. Credo che ancora siano pochi i docenti che hanno appreso a pieno le possibilità offerte ad esempio dalle applicazioni didattiche  o dai Learning management system (LMS), nel senso che al di là dei programmi di formazione  che mirano principalmente a fornire strumenti e tecniche, la difficoltà maggiore sia quella che queste metodiche in qualche impongono di rimettere in discussione  modo di fare didattica,  di porsi di fronte ad una “platea ” sollecitata da stimoli esterni, frutto di una cultura  con la quale è necessario stabilire nuovi stili comunicativi. Non è semplice, questo è certo, come è certo che non  tutti sono disposti ad affrontare il cambiamento a mio avviso perchè ancora non sono chiari i benfici e i vantaggi derivanti dall’utilizzo di questi strumenti. Quali sono dunque questi benefici? A mio modesto modo di vedere  una didattica che si appoggia in maniera massiccia all’utilizzo di strumenti tecnologici ha moltissimi produce molteplici benefici e i vantaggi di  e si estendono in più fronti:

  • consente agli studenti avvicinarsi in maniera decisamente più accattivante allo studio di una disciplina, vedere un video o costruirsi quasi da soli le conoscenze di cui necesssitano è un’esperienza coinvolgente che se organizzata bene consente lo ro di trattenere molte più conoscenze.
  • permette ai ragazzi di lavorare in una modalità per loro abituale nella quale si sentono assolutamente più a loro agio rispetto a quella canonica della scuola che conosciamo tutti (mi riferisco ovviamente alla lezione frontale)
  • favorisce la presa di coscienza che la scuola non è quell'”essere alieno” completamente distaccato dalla realtà dove si deve andare per forza senza sapere con precisione il perchè dove si devono imparare a memoria concetti che probabilmente no serviranno mai, perchè forse esagero, ma la concezione che molti studenti hanno della scuola è questa.
  • fa in modo, una volta avviata sicuramente con grandi sforzi, che il docente abbia sempre sotto controllo tutto il suo lavoro, dalla valutazioni, agli impegni. esistono decine di applicazioni che trasformano le verifiche in  gare con tanto di medaglie e nello steso tempo danno al docente un feedback in tempo reale sulle conoscenze dei ragazzi.

Gli aspetti positivi dell’utilizzo della tecnologia nella scuola sono davvero molti, alcuni probabilmente ancora non li conosciamo ma secondo me ogni insegnante di ogni ordine di scuola dovrebbe provare ad avvicinarsi a questo modo di lavorare con i ragazzi perchè la sfida più grande della scuola degli ultimi anni e non solo secondo me (e non solo secondo me) è fare in modo che venga superato il pensiero comune che la scuola è un luogo lontano e distaccato dal mondo reale, ma soprattutto che imparae è un esercizio bellissimo e divertente. Se anche un solo solo studente raggiunge questi obiettivi utilizzando strumenti informatici a scuola, è giusto provarci.

Appare, dunque indispensabile una formazione ad hoc sull’uso della tecnologia, senza tuttavia negare che il vero punto dolente è inserire le nuove tecnologie in una prospettiva che tenga conto di prassi didattiche innovative e che facciano parte integrante delle materie d’insegnamento per favorire l’interdisciplinarità. Non si può infatti pensare che la semplice introduzione di un tablet in classe significhi fare “didattica 3.0”. Senza una cornice metodologica adeguata, senza una programmazione adeguata, non si fa altro che riempire un contenitore nuovo di acqua stantia. L’acqua stantia in questo caso è ovviamente il metodo erogativo, frontale che ancora prevale in moltissime classi, con o senza tablet, con o senza LIM.

Bisogna, e questo è a mio avviso un aspetto poche volte trattato e considerato nei programmi di formazione, mettere i docenti in grado di codificare i metodi di lavoro necessari al corretto uso delle tecnologie quali la pianificazione delle attività, il lavoro di gruppo, il lavoro in rete, la combinazione di sequenze di apprendimento autonomo e di lezioni convenzionali, fino alle più recenti sperimentazioni quali l’utilizzo della LIM o le “classi capovolte” o flipped classroom, non limitarsi come spesso accade alla trasmissione quasi sterile di procedure  e nozioni sull’utilizzo di questo o quello strumento tecnologico.

È chiaro a tutti che le parole chiave su cui dovrebbe incentrarsi il lavoro di formazione sono “collaborazione”, “comunicazione”, “creatività”, “pensiero divergente”. La tecnologia aiuta certamente a promuovere queste abilità per mettere gli studenti in grado di uscire nel mondo con adeguate competenze ma chiede ai docenti di mettersi in discussione e ri-orientare la propria didattica.

Per questi motivi ho pensato di iniziare a studiare arrivando poi a realizzarli alcuni percorsi formativi che si pongono come obiettivo generale di fornire strumenti e conoscenze utili a chi intende impostare l’azione di formazione didattica come didattica laboratoriale cioè come pratica in cui esperienze pratiche, risoluzione di problemi, utilizzo della multimedialità si accompagnano alle necessarie acquisizioni teoriche secondo una scelta che trova nella professionalità docente il punto di equilibrio. Una pratica metodologica attiva che faccia esperire allo studente il senso del problema che affronta e delle soluzioni che trova e che rende lo studente sempre più autonomo e sicuro.